Dal "Giornale di Brescia"

CRISTICCHI E LA FOLLIA DI UNO “SCIAMANO”

A Bienno una piéce di grande impatto emotivo

“Dallo Sciamano allo Showman”, festival della canzone umoristica d’autore, è stato inaugurato l’altra sera a Bienno. A fare gli onori di casa Nini Giacomelli, presidente del Centro culturale teatro camuno. Nel teatrino della Pro loco, gremito all’ inverosimile, con Bibi Bertelli come presentatrice, è andato in scena “C.i.m.” ( Centro d’ igiene mentale), una rappresentazione scritta e interpretata da Simone Cristicchi. Come è noto, sotto questa sigla, dalla riforma Basaglia del 1970 in poi, viene indicato quel che ancora resta degli antichi manicomi. E Cristicchi, facendo volontariato, in passato ha vissuto per un po’ di tempo a contatto con questa particolare realtà: ne è nata una pièce di grande impatto emotivo, sullo spiovente tra teatro- denuncia e cabaret amaro. L’ autore affronta, tentando varie e diverse spiegazioni, la dolorosa problematica della malattia mentale, fingendosi lui stesso un paziente ricoverato che racconta la propria storia e quella degli altri ammalati, compagni di sventura. L’ artista, aiutandosi con una gestualità tipicamente nevrotica, siede intimisticamente in un angolo, accanto ad un abat- jour che accende e spegne ad ogni sequenza. Durante il periodo di impegno sociale, il nostro uomo ha avuto adito a vecchie cartelle cliniche, probabilmente di degenti ormai defunti da tempo ( le date rimandano tutte il primissimi anni del 1900); tra referti ed esami, è saltata fuori una serie di lettere di malati censurate, non mai spedite, allegate al fascicolo personale. La semplice e toccante lettura delle povere missive si fa vieppiù dolente e tragica, anche se a tratti con risvolti amaramente ironici. Quei modesti, semplicissimi disarmanti documenti offrono – sia pure a distanza di tempo- uno spaccato allucinante, doloroso, disarmante e tuttavia pieno di fede e speranza. Un malato si rivolge al Re, per avere giustizia; un altro rimprovera amaramente i figli che l’ hanno abbandonato in nosocomio; un terzo ancora è pieno d’ illusoria fiducia e giura ai suoi che è guarito e la dimissione è imminente. Ed il racconto, contrappuntato da un buon accompagnamento musicale, si snocciola tragico e dolorante, di quando in quando assumendo i toni prorompenti della personalità di Cristicchi (“ Sono un fiume in piena, devo esser contenuto”). L’ accorata lettura di quegli scritti struggenti ( forse troppi!) viene interrotta solo di quando in quando da canzoni o dalla didascalica formulazione di precetti del tipo: “Non insegnate ai bambini la vostra morale:/ E’ così stanca e malata,/ Potrebbe far male!”. Ovviamente le occasioni per stigmatizzare, magari anche col ridicolo, non mancano: da tutto però fa capolino una pedagogia abbastanza sconsolata, anche perché il mondo viene diviso in due grandi metà: quella dei furbi e l’ altra dei santi silenziosi; gli scaltri si mettono in mostra, i Santi vivono nel nascondimento “macinando”giorno per giorno il “terribile quotidiano”. Del resto l’ intera umanità ricorda da vicino la famosa “Nave dei folli” (peraltro così ben dipinta da Hieronymus Bosch): un vascello riempito di matti, rimorchiato in alto mare e abbandonato alla deriva. Non una volta, seguendo le argomentazioni di Cristicchi, ci è tornato alla memoria l’ antico detto Camuno secondo il quale “manicomio” sta scritto all’ esterno dell’ edificio e riguarda più coloro che stan fuori di quelli che sono dentro. Bellissima in questo contesto, la canzone “Angelo custode” dedicata a un guardiano di museo, appunto Angelo di nome; nella solitudine notturna della galleria, il poveretto matura un dirompente amore per una statua di Venere, passione che lo porterà fatalmente al forzato ricovero.

Ermete Giorgi