A SIMONE CRISTICCHI IL PREMIO «Dignità Giuliano-Dalmata nel Mondo» 2020

Il 18 febbraio 2020 ad Assisi, sarà celebrato il Giorno del Ricordo, nella Sala della Conciliazione, con gli interventi del sindaco Stefania Proietti, Giovanni Stelli, Franco Papetti, Paolo Anelli.
Alle 11.30 la consegna del premio «Dignità Giuliano-Dalmata nel Mondo» a Simone Cristicchi  «Per aver saputo con alta qualità artistica a comunicativa ricordare e spiegare alle nuove generazioni il dramma del popolo istriano fiumano dalmata che ha fondato la propria battaglia contro l’inclemenza della storia sulla fedeltà alle origini, sullo spirito di sacrificio e sulla forza di emergere dalla sofferenza per l’ingiustizia subita».
Simone Cristicchi - Foibe
RASSEGNA STAMPA 18.2.2020
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COME SIMONE CRISTICCHI HA NARRATO L’ESODO 
Nello spettacolo teatrale  ‘Magazzino 18’, Simone Cristicchi, racconta proprio questa pagina difficile della nostra storia, una pagina troppo spesso dimenticata: l’ESODO del popolo istriano, giuliano, dalmata all’indomani del Trattato di Pace firmato a Parigi nel 1947.
Nel brano “Magazzino 18” Simone canta la storie di un tessuto sociale “strappato e mai più ricomposto, storie di una civiltà dispersa con le sue radici e le sue tradizioni. Magazzino 18 non è altro che ‘un cimitero degli oggetti dove riposa NON in pace la loro vita quotidiana.

Siamo partiti in un giorno di pioggia
Cacciati via dalla nostra terra
Che un tempo si chiamava Italia
E uscì sconfitta dalla guerra
Hanno scambiato le nostre radici
Con un futuro di scarpe strette
E mi ricordo faceva freddo l’inverno del quarantasette
E per le strade un canto di morte
Come di mille martelli impazziti
Le nostre vite imballate alla meglio
I nostri cuori ammutoliti
Siamo saliti sulla nave bianca
Come l’inizio di un’avventura
Con una goccia di speranza dicevi “Non aver paura”
E mi ricordo di un uomo gigante
Della sua immensa tenerezza
Capace di sbriciolare montagne
A lui bastava una carezza
Ma la sua forza, la forza di un padre
Giorno per giorno si consumava
Fermo davanti alla finestra
Fissava un punto nel vuoto, diceva:
Ah, come si fa?
A morire di malinconia per una terra che non è più mia
Che male fa
Aver lasciato il mio cuore dall’altra parte del mare
Sono venuto a cercare mio padre
In una specie di cimitero
Tra masserizie abbandonate
E mille facce in bianco e nero
Tracce di gente spazzata via
Da un uragano del destino
Quel che rimane di un esodo ora
Riposa in questo magazzino
E siamo scesi dalla nave bianca
I bambini, le donne, gli anziani
Ci chiamavano “fascisti” eravamo solo italiani
Italiani dimenticati in qualche angolo della memoria
Come una pagina strappata dal grande libro della storia
Ah, come si fa?
A morire di malinconia per una vita che non è più mia
Che male fa
Se ancora cerco il mio cuore dall’altra parte del mare
Quando domani in viaggio arriverai sul mio paese
Carezzami ti prego il campanile, la chiesa, la mia casetta
Fermati un momentino, soltanto un momento
Sopra le tombe del vecchio cimitero
E digli ai morti, digli, ti prego
Che no dimentighemo

MAGAZZINO 18 – LO SPETTACOLO 

 

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