LETTERA A DANTE ALIGHIERI

15 maggio 2021

Caro Dante,
sono passati più di sette secoli da quella primavera del 1300,
dove collocasti il tuo viaggio nei tre regni dell’aldilà.
E il mondo, apparentemente, non è più lo stesso.
Viviamo immersi in una tecnologia che allora non era nemmeno
lontanamente immaginabile.
Nei secoli che ci separano da te
sono cambiate più cose che nei millenni precedenti.
Un’accelerazione mai avvenuta nell’intera storia dell’umanità.
La tua epoca e il tuo pensiero sembrano così remoti!
Certo sarai contento nel sapere che la tua Divina Commedia
è ancora oggi letta e studiata…
ma più come un monumento antico.
Un rudere archeologico.
Non come qualcosa di vivo, capace di parlarci e interrogarci.
In grado di influenzare il pensiero, forse addirittura la vita!
Tuttavia, nonostante i mutamenti esteriori,
l’uomo di oggi non è poi così diverso dai tuoi tempi.
Dietro la vernice dell’apparente progresso,
ci rendiamo conto che poco è cambiato da quel lontano medioevo.
Siamo ancora strani esseri.
Incerti e indecisi tra il bene e il male.
Capaci di costruire bellezza con l’arte,
e di avvelenare il mondo con fumi velenosi e sporchi liquami.
Capaci di fabbricare grattacieli e astronavi,
e distruggere la nostra casa comune.
Capaci di scrivere la dichiarazione dei diritti dell’uomo,
e di calpestarli ogni giorno.
Capaci di sfruttare la potenza dell’atomo,
ma impotenti di fronte a guerre e genocidi.
Anche noi come te,
siamo smarriti nella selva oscura.
Ma a differenza tua, non ce ne rendiamo più conto.
Avidità, ignoranza, superbia, ferocia, ipocrisia…
Le stesse bestie fanno da guardia
per impedirci la risalita verso la Luce.
La situazione che stiamo vivendo,
sta mandando in frantumi tutte le certezze che avevamo.
I punti di riferimento che abbiamo avuto per arrivare fin qui,
sono sistematicamente smentiti dai fatti.
Ci troviamo in una dimensione
che potremmo paragonare all’attraversata del deserto.
Perché sappiamo che tutto ciò che è rimasto dietro di noi
non ha più validità,
e quindi ci muoviamo in una dimensione sconosciuta.
In questa selva oscura
io credo che alla fine riprenderà il sopravvento
quello che è già codificato in noi,
quella unione fra noi e il Tutto.
Perché è proprio quando tutto sembra perduto,
quando le certezze crollano,
che puoi ritrovare la tua coordinata di origine.
E comprendere che il vero “peccato mortale”
è l’ incapacità di vivere in sintonia con l’universo.
La tua voce ci dice che ora di prenderne coscienza!
Questo caos in atto contiene un nuovo ordine in potenza.
L’apocalisse è il luogo della presa di coscienza,
ma anche della spinta ad andare oltre.
Sono stato a Subiaco, nella grotta dove si ritirò San Benedetto,
e ho trovato questa scritta in latino.
“Non nisi in obscura sidera nocte micant”.
“Solo nella notte oscura, brillano le stelle.”
Avete tutti sentito parlare dei buchi neri.
Per l’astronomia, il buco nero è quello che resta dopo il collasso di
una stella, è il segno di una fine.
Al vertice opposto del nero, nella scala dei colori, c’è il bianco;
quindi, all’opposto dei buchi neri, i buchi bianchi, che sono la
possibilità di un’alternativa.
Buco nero è lo spazio della fine di tutto.
Buco bianco è lo spazio dove tutto può avere inizio.
Ecco: il nostro compito è riconoscere i buchi neri,
e trovare i buchi bianchi, che molto spesso sono piccole cose:
un albero fiorito, un volto, un angolino della nostra casa,
un libro, una pagina di un libro, una riga di una pagina di un libro.
Sarebbe bello, caro Dante,
poter ricominciare da qui,
ritagliandoci un nostro spazio di libertà
che ci permetta di diventare anche noi frammenti di luce,
tante scintille consapevoli,
tante piccole stelle
che insieme tornano a illuminare il cielo.


Scritto consegnato alla stampa, nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo teatrale ‘Paradiso, dalle tenebre alla luce’, presso i Musei di San Domenico di Forli, il 15 maggio 2021

Nella foto al termine della conferenza, con l’Assessore alla Cultura del Comune di Forlì Valerio Melandri, Ruggero Sintoni del Centro di Produzione Teatrale Accademia Perduta/Romagna Teatri, Gianluca Balestra di Elsinor e Federica Bacchi di Associazione Bruno Maderna e ForlìMusica.

15 Comments

  1. La lettura e l’ascolto dei pensieri di Simone mi confortano nella misura che nonostante una visione concreta e lucida del presente con tutti i suoi buchi neri, trasmette un filo di speranza e di fiducia nel futuro di cui ne abbiamo disperatamente bisogno. Grazie Simone

  2. Bravo Cristicchi come sempre. In questa lettera trovo tanta amarezza e delusione per come si trova questa umanità, ma trovo anche una grande speranza di riscatto nella semplicità e nella natura delle cose. Impariamo a guardare ciò che ci circonda, uomini e natura, con lo sguardo del cuore.

  3. Mi piace gran parte di quanto scritto e concordo con quasi tutto..quasi.. perché non accetto che si pensi e di dica che La Divina Commedia è un “rudere archeologico”, dando a questa espressione un’accelerazione negativa… Sì al “monumento antico” e, come tale, sì, capace di fornire insegnamenti, valori, conoscenze, e quindi, sì, capace di “influenzare” la nostra vita.
    Dante, sì, maestro di vita!!!!

  4. Un testo, come dire, “scolastico”! Molto “politically correct”. Mi ricorda tanto uno di quei temi d’italiano che gli insegnanti davano a me e ai miei coetanei negli anni Ottanta. Uno di quelli nei quali se si prendeva un 8, si diventava immediatamente dei “piccoli miti” della classe…un po’ ammirati ed un po’ invidiati.

  5. Caro Simone, grazie del dono di queste considerazioni largamente condivisibili nell’analisi – pars destruens – della selva oscura di oggi.
    Non sono però in sintonia totale con la pars construens, riassumibile nella geniale metafora del “Buco bianco… – alternativo al Buco nero – dove tutto può avere inizio”, dove il Buco bianco è identificato nel “sopravvento… già codificato in noi, …la unione fra noi e il Tutto… vivere in sintonia con l’universo”. Solo una domanda: questo Tutto o universo è personale o impersonale? è _Persona_ concreta Reale capace di intendere e di volere oppure è _una cosa_ , più ideale che reale, _pensata_ poeticamente e scientificamente, ma _non pensante_? Il sottoscritto con Dante opta per la prima: l’Originaria Famiglia Trinitaria (v. Par. XXXIII) che è poi “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

  6. Sono rimasto a bocca aperta da tanta verità scritta con altrettanta semplicità,ho letto molti libri sul nostro passato ma non ho mai trovato qualcosa di cosi profondo per certi versi veritiero.Bravissimo Simone Cristicchi ti ho apprezzato come cantautore e ora tiapprezzo di piu come scrittore,grazie della tua testimonianza.

  7. Belle le tue riflessioni, e notevole il tuo appello a Dante, ma no dimentichiamo il progetto divino. Colui che aveva creato il tutto e ci aveva dato il libero arbitrio, lui è li che ci guarda che aspetta un nostro segno di riconciliazione. L’amore è ciò che ci salverà dal collasso umano, dal fallimento in cui ci siamo incamminati.

  8. CRISTICCHI il cantante
    ci offre una lezione di sensibilità e rispetto per nostra riflessione.
    Ben diverso spessore dal rap ?️fazioso ?senzavalori •FEDĒZ maritato Ferràgni.
    addì 18 maggio 2021.
    ??????
    ?? [ i. m. v. 44

  9. Simone, sono un’anziana donna che ti ammira molto. Non posso uscire con facilità e passo molto tempo con I pad. Ti ho visto e sentito qualche anno indietro (forse 10) a Roma . Continua così . Sei un grande.

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