corriere della sera – di franco cordelli 19.12.2024
La rivelazione Cristicchi nei panni di Franciscus. «Lo spettacolo – tra i più potenti che io ricordi. Di Cristicchi non conoscevo che il nome. Non sapevo nulla né della sua età né del suo lavoro. È stato una scoperta. Avrà più volte partecipato al festival di Sanremo e lo avrà pure vinto, ma siamo oltre, di gran lunga.
Basterà scorrere la sua biografia per intendere come sia arrivato al suo Franciscus, a questo capolavoro del nostro teatro
brescia oggi – di Giada Ferrari 9.11.2023
Immensa l’interpretazione di Cristicchi che per un’ora e mezza entra ed esce dai due personaggi: con cappello e tonaca è Cencio dalla voce roca e profonda, senza torna Simone, cantante e attore che alterna recitazione e 7 nuovi brani, scritti e studiati per la pièce. Semplici, ma spettacolari la scenografia di Giacomo Andrico e le luci diCesare Agoni: 3 scalini, 6 colonne semovibili avvolte da piante e alternanza di luce e buio a scandire le scene, facendo risuonare potenti le domande più profonde.
gagarin mag – di Michele Pascarella 10.01.2024
Il trattamento che questo artista fa dell’arcinota vicenda è marcatamente pop, nel senso letterale di “destinato ai molti”. È una sorta di one-man-musical, questo spettacolo, che Cristicchi ha scritto insieme a Simona Orlando, che ha auto-diretto e che interpreta senza risparmiarsi, abitando dinamicamente un’imponente scenografia mobile con praticabili a scale, fondali e sagome stilizzate che ricordano una foresta (forse una citazione della selva dantesca, come luogo in cui perdersi e poi, più autenticamente, ritrovarsi?): alternando senza posa parti da personaggio in costume (lo straccivendolo Cencio) e di affabulatore, narratore e cantante (in abiti “civili”), Cristicchi dà luogo a un dispositivo scenico massimamente comunicativo.
La Platea rivista culturale teatrale – di Gianluca Macovez 15.01.2024
«La prova d’attore di Cristicchi è superlativa: interpreta Cencio, è Francesco, tiene le fila quale narratore. Per ognuno dei ruoli trova una voce profondamente differente, giocando con sapienza con il diaframma, scovando sfumature inimmaginabili, arrivando a cantare, da solo, un suggestivo duetto fra il Santo ed il cenciarolo, dimostrando un controllo assoluto dello strumento vocale ed una infallibile padronanza della scena.»
«Uno spettacolo ben costruito, magnificamente interpretato, che il pubblico saluta con una messe di applausi convinti e travolgenti e con una standing ovation che accomuna ogni ordine di posti, gigantesca e meritatissima per un Cristicchi stremato da una straordinariamente convincente prova d’attore.»
la voce del popolo – di raffaella falco 4.12.2024
Franciscus: un’esperienza di Grazia
Si spengono le luci del teatro Borsoni che accoglie Simone Cristicchi e il suo “Franciscus”, e d’improvviso ti ritrovi nell’Assisi del 1200, affacciata alla finestra a goderti la vita del tuo borgo natio
anche tu dai retta a Cencio, che dal palco, sa come catturare la tua attenzione: canta, balla e racconta. Ti ha persino lanciato uno dei suoi stracci e tu lo tieni in mano per tutta la durata dello spettacolo, agganciato a quella storia, tante volte sentita, ma che non ti sazia mai.
teatrionline – di nadia turnaturi 5.12.2024
Il multiforme talento di Simone Cristicchi musicista, cantante, attore e autore torna a esprimersi a teatro in uno spettacolo lirico e commovente ispirato a Francesco, il “Santo di tutti”, con uno sguardo non agiografico rivolto al suo lato più umano e rivoluzionario, visionario e quasi folle, cui non bastano il denaro, la gloria, i privilegi. Vuole di più, desidera l’infinito.
Passa senza soluzione di continuità da un brano musicale cantato con la voce aspra di Cencio al successivo interpretato con la propria tonalità e la chioma a incorniciargli la testa, rivelando un sapiente dominio vocale e un’intensa maturità scenica.
Cristicchi indossando e togliendo mantello e copricapo (costumi di Rossella Zucchi) cambia ruolo e timbro, cantando e recitando, variando su differenti registri, sviluppando l’impianto narrativo di un racconto a più voci (Cencio, Francesco, il Papa, i prelati) sul poverello di Assisi umano e sovversivo, fino a un suggestivo duetto fra il Santo ed il cenciarolo, con estrema padronanza della vocalità e della presenza scenica.
il giornALE DI VICENZA – di Antonio Stefani 2.03.2025
One Man Musical. Il protagonista che recita e canta forse ha inventato un nuovo genere.
Di sicuro quest’artista a tutto tondo, ogni volta che sale sul palco, appare in grado di trasmettere un qualcosa di inconfondibile: il credere in quello che fa, il riuscire a toccare nel pubblico certe corde emozionali che non suonerebbero così nette e potenti se non sgorgassero da un necessario, palpabile afflato di sincerità.
IL secolo XIX – di Silvia Isola 6.04.2025
Il San Francesco di Cristicchi piace anche all’arcivescovo Tasca. Marco Tasca tra le file in platea del Teatro Nazionale di Genova per vedere lo spettacolo di Simone Cristicchi, “Franciscus”. Per l’artista, anche “Quando sarai piccola”, il brano portato al Festival di Sanremo, è una canzone francescana. VIDEO NELL’ARTICOLO
il TORINESE – di Elio Rabbione 16.04.2025
Circa 100 minuti monologali di meditazione più vicini alla Cavani che non a Zeffirelli, dove scorgi la “letitia” e l’inno alla natura – ma vivaddio non a quell’ecologismo di attuale facciata dietro cui molti oggi sbavano e si nascondono con grande comodità -: e l’autore/attore, al termine, a salutare con commozione e a ringraziare la sala stracolma, il pubblico in piedi e sotto il palcoscenico, tra applausi senza condizione, non come l’interprete che ha vinto la sua battaglia, ma come l’uomo pieno di dignità e di timidezza che ha ancora ben presente quanta strada ci sia da fare a completare la strada ARTICOLO
QUARTA PARETE – di Corinne Vosa 16.04.2025
Ne esce un ritratto di San Francesco variegato e lirico, dove si succedono ciclicamente momenti di pathos e introspezione al resoconti beffardi e sarcastici. Un connubio tra dramma e commedia che con la sua sacralità disseminata di attimi di leggerezza propedeutica a nuovi sentieri abissali ha qualcosa di Shakespeariano.
Non sei una goccia nell’oceano. Sei l’intero oceano in una goccia è uno dei versi più celebri di Rumi che ci riporta a questa idea suggerita da Cristicchi di una pienezza e immensità che secondo la visione francescana pervadono il singolo e ne rappresentano quella santa dignità concernente ogni creatura.
IL discorso – di Enrico Liotti 4.01.2025
Uno splendido e superbo Simone Cristicchi ha riaperto la stagione teatrale dell’ERT FVG. Un’interpretazione sui generis che suscita un’ovazione interminabile alla fine della recita
Bravo Simone, una volta di più hai meravigliato e onorato il ruolo dell’interprete in un racconto magistrale dove con umiltà, fai trasparire la gioia che contraddistingue la vita del santo .
Una scenografia semplice, con l’albero della vita che compare in fondo al palco, tra le colonne, in chiusura di sipario e uno scroscio di applausi di molti minuti da parte del pubblico ha confermato la bravura di Simone per la sua ricerca e la sua interpretazione di un ruolo non certo facile.
sipario – di marco amabile 4.01.2025
La narrazione più originale è quella riportata dal personaggio di Cencio, che entra in scena vestito di stracci, trascinandosi appresso un carretto ricolmo di stoffe da trasformare in carta pregiata. Questo punto di vista storico-narrativo ritrae una visione popolare capace di sfuggire ai dogmi della scrittura biografica e in grado di racchiudere in sé le sfumature più provocatorie della vita di Francesco. Cencio è il detrattore per eccellenza della figura del Santo di Assisi, colui che più di tutti lo critica e lo mette a nudo, rivelandone i punti più vulnerabili e le difficoltà affrontate durante il lungo cammino di redenzione.
Al frastuono cenciano fanno infine da contrappunto le pause quasi meditative in cui Cristicchi ci immerge. Qui, l’attore si connette saldamente al pubblico, cercando un confronto vivo in un’interpretazione che rompe la quarta parete del teatro.

Un’ora e mezza passata ad ascoltare ed ascoltarsi, le parole fanno riflettere, non sono nuove quelle di Francesco, ma quelle di Franciscus in questo linguaggio duecentesco e al tempo stesso del 2026 colpisce ed incanta. Sono rimasta sorpresa, non ero scettica ma non mi aspettavo una cosa così…così delicata e forte.
Rientrando a casa ho guardato una parte “delle 300.000 cose che possiedo” e ho pensato che sono parte di quel 90% che non frequenta più le chiese, forse perché ho, abbiamo bisogno di vedere in quei luoghi un po’ più di Francesco e un po’ più di gioia.
Complimenti signor Cristicchi e grazie per le emozioni che ha saputo regalarci.
Caro Simone,
desideriamo ringraziarti dal profondo dell’anima per il regalo che ci hai fatto invitandoci ad assistere al tuo spettacolo a Sassuolo dedicato a San Francesco.
“Franciscus – Il folle che parlava agli uccelli” non è stato soltanto teatro, ci hai fatto vivere un incontro interiore, dove l’uomo incontra la sua parte più autentica direttamente.
Simone con la tua delicatezza e potenza, che ti contraddistinguono, ci hai guidati nella radicale semplicità di Francesco, nel suo dialogo mistico con la natura, nel suo sguardo capace di riconoscere il divino in ogni creatura. La sua povertà come ricchezza, il suo amore sconfinato per il creato, la sua capacità di ascolto profondo… tutto ha vibrato come un richiamo antico e necessario che solo un artista di grande valore e spessore umano come te può riuscire a trasmettere.
Per noi di Colori dal Mondo, che da quasi vent’anni percorriamo strade lontane alla ricerca di oggetti carichi di storia, anima e memoria, il tuo racconto ha avuto una risonanza ancora più intima. Anche il nostro lavoro è un viaggio: attraversiamo luoghi e culture inseguendo non semplici arredi, ma tracce di spirito, frammenti di bellezza che parlano di radici, di mani che hanno creato, di vite che hanno pregato, lavorato, amato.
Nel tuo Francesco abbiamo ritrovato la stessa ricerca: quella dell’essenziale, della verità, della connessione profonda tra l’uomo e il creato. Ci hai ricordato che la vera ricchezza è ciò che vibra dentro, che la bellezza autentica nasce dalla semplicità e che ogni cosa, se guardata con occhi puri, può diventare sacra.
Io ed il mio team siamo davvero onorati di aver ricevuto questo dono. È un’esperienza che continua a risuonare dentro di noi, come un canto lieve che invita al silenzio, alla gratitudine, alla meraviglia.
Grazie di cuore. Ci rivediamo presto.
Patrizia