ALDA MERINI

Era il lontano 2007 quando incontrai per la prima volta una persona che profumava di poesia. Da allora non l’ho mai più dimenticata. E la poesia è arrivata al centro della mia vita.

Grazie Alda, per sempre

 

Dal libro  Abbi cura di me, capitolo 5 Anime fragili
I matti sono punti di domanda senza frase,
migliaia di astronavi che non tornano alla base.
da ‘Ti regalerò una rosa’

Il viaggio di Simone ha un testimone muto. Una sedia. Una sedia gialla. Simone l’ha trovata a una festa de l’Unità a Vignola, nel modenese, e non se n’è più separato. La sedia, spiega, è l’oggetto più utilizzato dagli esseri umani, è l’oggetto per eccellenza in cui è impressa la vita di una persona. Ma la sedia è anche il segno dell’attenzione. Vuol dire che ti fermi, che ti metti in ascolto.
In quel viaggio tra i manicomi del Lazio, della Toscana e della Liguria, la sedia pieghevole di Simone si apre davanti ad almeno 150 persone. Sono pazienti, ma anche dottori, infermieri, operatori, sono colleghi di Simone, quelli più sensibili al tema, come Ascanio Celestini, Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Morgan.
La sedia ha anche un sussulto di emozione, mentre accompagna Simone nel luogo in cui l’arte e la follia si abbracciano insieme: a casa di Alda Merini, la grande poetessa.

“Ero stato avvertito dell’eventualità di un viaggio a vuoto: dipendeva dalla salute, ma soprattutto dall’umore della grande poetessa. Mi avevano anche avvisato: assolutamente nessuna domanda sul manicomio! In effetti in quell’intervista incontrai tutta la sua personalità bipolare, divisa tra momenti di poesia e di tenerezza, e momenti di fastidio e di forte irritazione. Questi ultimi furono il suo biglietto da visita all’inizio dell’intervista. “Signora Merini – le chiesi aprendo un foglio di domande prefabbricate – da dove proviene l’ispirazione poetica?”. I suoi occhi dolci, mi fulminarono: “Signore… saranno fatti miei!” mi rispose. E poco più avanti: “Cosa conta nella vita?” “Niente. La mia felicità, interrotta dalla vostra presenza”.
A quel punto accartocciai il mio foglio, e fu lì che, spontaneamente, lei cominciò a liberare i suoi pensieri più profondi parlandomi di tutto, del condominio chiassoso e di Beethoven.
Fu lei a parlarmi del manicomio: “Non ero nessuno, ero rasoterra, ero felice di essere dimenticata, il mio cervello era saturo, e avevo fatto una caduta fisica, morale. Chissà cos’era successo: forse volevo rimuovere qualcosa di sgradevole. Non sappiamo cosa accade al cervello quando si ammala”.
Alda mi disse anche una cosa bellissima sulla sua arte, nel momento in cui fece riferimento alla sua casa, disordinata e strapiena di oggetti: “Vede – mi disse – se lei prova a pulire e fare ordine sarà pur bravo ma ricordi: le farfalle, se togli loro la polvere, non volano più. È la polvere che le fa volare. Così avviene per la poesia”.


Questo libro racconta, emoziona, dibatte, provoca, e invita i lettori e i fan dell’autore di “Ti regalerò una rosa” a non dare nulla per scontato e a continuare a camminare: poiché «la vita è fragile» e siamo «in equilibrio sulla parola “insieme”». Un cammino umano e spirituale alla ricerca dell’essenziale da condividere nel terribile e meraviglioso quotidiano della vita.

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L’incontro con la poetessa è il primo capo di un filo che continuerà a dipanarsi anche in seguito. Un filo disordinato, fatto di lunghi silenzi e di repentine telefonate, a volte solo per sentire una voce amica, a volte per condividere una poesia, spesso componendola sul momento.

“Mi chiamava e cominciava a dettare d’improvviso, e io arrancavo nella ricerca di una penna disponibile, e correvo sul foglio con la penna per non perdermi una sillaba. Tra le altre, mi onorò di una poesia anche sul lavoro che stavo facendo”.

A Simone

Non piangere mai
su chi ha abbandonato la sua vita nei manicomi
L’hanno fatto spontaneamente
per non essere molestati
È gente che ha un’anima sola
e se perde quella muore
Voi uomini avete più anime
e molte maschere sul vostro viso
Giocate in enormi teatri
e in enormi teatri del non senso
Ma noi eravamo felici
di andare verso la morte
tragica soluzione di una vita
che non volevamo.

2 Comments

  1. Nel leggere tutto quanto sopra mi sono venuti i brividi ed allora come disse una volta Carlo Monni: quello che ti dà il brivido è poesia il resto è letteratura

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